2025, l’anno delle celebrazioni per i grandi brand d’orologeria
Nel mondo dell’orologeria di lusso, il tempo non si misura soltanto in secondi, ma anche in ricorrenze. Ogni anno, il calendario delle maison svizzere (e non solo) si trasforma in una sequenza di celebrazioni: 150 anni qui, 270 là, un mezzo secolo o un ventennale altrove. Non è un caso. Oggi, più che mai, il passato è diventato un prezioso strumento di marketing.

È curioso pensare che le radici di tanti nomi blasonati affondino in luoghi tutt’altro che sontuosi. Prima degli atelier scintillanti e delle boutique di Place Vendôme, c’erano piccole botteghe alpine, spesso ricavate in soffitte luminose, dove artigiani pazienti trascorrevano gli inverni a limare ruotismi e molle.
Allora, più che un mestiere, quello dell’orologiaio era un passatempo stagionale. Un modo per occupare i mesi in cui la neve bloccava campi e pascoli. Nessuno, ovviamente, pensava a installare insegne dorate o a registrare date di fondazione destinate a diventare marchi di fabbrica.

Oggi, però, la situazione è ben diversa. La “mania dell’anniversario” ha preso piede, e non solo tra i marchi storici. Le maison scandagliano archivi e documenti d’epoca con la meticolosità di un cronometro certificato COSC, alla ricerca di qualsiasi riferimento utile a retrodatare la propria origine. In un settore dove il blasone conta quanto la precisione, una data settecentesca fa sempre più effetto di una novecentesca.

Non è un caso che Vacheron Constantin, nel suo 270° anniversario, celebri la longevità con la collezione Patrimony e Traditionnelle: un omaggio all’eleganza senza tempo.


Ma la maison ginevrina non si ferma qui: a settembre ha presentato lo straordinario “La Quête du Temps”, orologio da tavolo con oltre seimila componenti e ventitré complicazioni, insieme al modello Métiers d’Art “Tributo alla Ricerca del Tempo”, consolidando il ruolo di Vacheron come ponte tra arte e orologeria.


Allo stesso modo, Audemars Piguet, per i suoi 150 anni, mette sotto i riflettori il Royal Oak Calendario Perpetuo Scheletrato, esempio di virtuosismo tecnico e coerenza estetica, affiancato da una nuova collezione di calendari perpetui che introduce il calibro 7138 e versioni in acciaio, “sand gold” e titanio. Un modo elegante e concreto di celebrare la tradizione guardando al futuro.



Se un tempo le ricorrenze erano semplici occasioni per guardarsi indietro, oggi sono vere e proprie leve commerciali. Gli anniversari generano edizioni limitate, capsule celebrative e campagne narrative capaci di catturare l’attenzione del collezionista e, spesso, di far lievitare i listini.

In occasione del 20° anniversario del Big Bang Hublot ha presentato una collezione esclusiva composta da cinque modelli: quattro in ceramica e uno in Magic Gold, l’esclusivo oro antigraffio brevettato dalla maison.

Mentre Bulgari rievoca l’intuizione di Gianni Bulgari con un Bvlgari Bvlgari in oro giallo e quadrante in marmo.


IWC Schaffhausen riscopre il suo Ingenieur del 1955, ora vestito d’oro, e Rolex trasforma il 70° del GMT-Master II in un tributo ai materiali, con quadranti in occhio di ferro e oro Everose.


Non si tratta solo di celebrare: è un modo per riaffermare l’identità di marca in un mercato saturo, dove ogni sfumatura di storytelling può fare la differenza.

Certo, nell’orologeria di lusso la tendenza a celebrare ogni anniversario può rasentare l’eccesso. La ricerca spasmodica del “numero tondo” rischia di trasformare la memoria in routine. Tuttavia, quando la ricorrenza diventa occasione per innovare nel rispetto della tradizione, il risultato può essere autenticamente interessante.
È il caso di Girard-Perregaux, che onora i cinquant’anni del Laureato con un modello in acciaio e oro, o di Breguet, che celebra i 250 anni con il Classique Souscription, un orologio a carica manuale e una sola lancetta, quasi un esercizio di purezza stilistica.


Ogni maison ha la sua storia, e ogni storia merita di essere raccontata. Ma la vera sfida dell’orologeria di lusso contemporanea non è tanto quella di ricordare il passato, quanto di renderlo vivo, attuale, credibile.
Festeggiare va bene, ma solo se dietro al brindisi c’è sostanza: un calibro nuovo, una ricerca sui materiali, un’idea che giustifichi la ricorrenza. Perché nel mondo delle lancette, il tempo, più che misurato, va rispettato.
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