Métiers d’Art “Tribute to the Quest of Time” omaggio ai 270 anni di Vacheron Constantin
Ieri 17 settembre, Vacheron Constantin ha festeggiato ufficialmente il suo 270° anniversario. Una data che coincide con il giorno in cui, nel 1755, Jean-Marc Vacheron firmò il contratto con il suo primo apprendista, dando avvio a una delle avventure più longeve e prestigiose della storia dell’orologeria. Per celebrare l’occasione, la maison ginevrina non si è limitata alle parole: ha presentato due creazioni d’eccezione, tra cui il Métiers d’Art Tribute to the Quest of Time, un orologio da polso in edizione limitata a 20 esemplari che ha già fatto parlare di sé per la sua audacia tecnica ed estetica.

Al centro del quadrante campeggia una figura umana tridimensionale in titanio, rifinita con trattamento PVD dorato, che solleva le braccia per segnare il tempo. Una soluzione scenografica ma funzionale: le braccia indicano ore e minuti attraverso un doppio display retrogrado, rinnovando una tradizione che Vacheron aveva già esplorato con i celebri orologi “La Caravelle” degli anni Trenta.


Dietro la figura si apre un quadrante a due strati in zaffiro, lavorato con metallizzazione per riprodurre il cielo stellato sopra Ginevra nella notte del 17 settembre 1755. Non è un semplice dettaglio estetico, ma un richiamo diretto alle origini della maison, capace di trasformare il quadrante in un vero racconto celeste.

A muovere il tutto è il calibro 3670, oscillante a 5 Hz e dotato di sei giorni di autonomia. La riserva di carica è indicata da due semicirconferenze speculari a ore 6, un dettaglio che unisce equilibrio visivo e funzionalità. Tra le innovazioni più interessanti spicca un meccanismo brevettato che sincronizza i due retrogradi, evitando scatti disallineati allo scoccare della mezzanotte.

Sopra la testa della figura si muove una luna tridimensionale in titanio, con metà superficie dorata e l’altra blu, che indica le fasi lunari e l’età del satellite. Sul fondello, invece, trova spazio una carta celeste che riproduce la volta stellata in tempo reale, precisa fino a mantenere uno scarto massimo di un giorno ogni 9.130 anni.


Con la sua cassa in oro bianco da 43 mm, il Tribute to the Quest of Time non è certo un segnatempo discreto. È un orologio che divide: c’è chi lo troverà eccessivo, troppo “teatrale”; e chi invece lo vedrà per quello che è, ovvero un manifesto dell’identità di Vacheron Constantin. Personalmente credo che la sua forza stia proprio in questa teatralità, che lo rende più di un segnatempo: è una dichiarazione di intenti, un simbolo tangibile del savoir-faire e della volontà della maison di continuare a innovare anche dopo 270 anni di storia.
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