Hublot e i dieci anni di Champions League: quando il calcio incontra l’alta orologeria
Hublot ha celebrato di recente i dieci anni come cronometrista ufficiale della UEFA Champions League, e per l’occasione ha svelato un nuovo modello: il Classic Fusion Chronograph UEFA Champions League Titanium. A prima vista, un segnatempo pensato più per raccontare una storia che per sorprendere i puristi dell’orologeria. Ma per capire fino in fondo cosa rappresenta, occorre guardare oltre le specifiche tecniche e inserirlo nel contesto più ampio della strategia Hublot.

Il nuovo Classic Fusion non vuole nascondere la sua natura celebrativa. La cassa in titanio da 42 mm mantiene la consueta combinazione di leggerezza e resistenza tipica della collezione, mentre il quadrante blu sfumato richiama le notti europee e porta con sé un dettaglio inequivocabile: il logo “starball” della Champions a ore tre. Anche il cinturino racconta la stessa storia, unendo gomma e pelle di vitello blu con lo stesso simbolo calcistico.

All’interno batte il calibro HUB1153, cronografo automatico con circa due giorni di riserva di carica. Non è il movimento che farà gridare al miracolo, ma svolge con affidabilità il suo compito, coerente con un modello che non punta tanto a impressionare con soluzioni tecniche quanto a rappresentare un’icona. La resistenza all’acqua di 5 ATM ribadisce il suo spirito sportivo, sebbene nessuno lo considererà un tool watch. E poi, il tocco scenografico: la confezione speciale include una miniatura del celebre trofeo dalle grandi orecchie, dettaglio che trasforma l’acquisto in un vero rituale per collezionisti e tifosi.


Il Classic Fusion Champions League è solo l’ultimo capitolo di una storia che distingue Hublot da gran parte dei marchi svizzeri. Se la “sacra trinità” della comunicazione orologiera resta fondata su heritage, savoir-faire e territorio, Hublot ha scelto di posizionarsi altrove. Non si affida alla legittimità del passato, ma alla forza del presente.
Così, mentre altri marchi si associano a polo, regate o champagne, Hublot ha legato il proprio nome a discipline popolari come il calcio e l’hip-hop, senza rinunciare a contaminazioni opposte come la musica classica (con il pianista Lang Lang), l’arte contemporanea (con Takashi Murakami) o la haute cuisine. È una strategia che può sembrare incoerente, ma che riflette bene il concetto di “fusion” che è da sempre il DNA del marchio.

Quel che è certo è che Hublot non lascia indifferenti. Le sue creazioni si riconoscono a colpo d’occhio: casse importanti, design audace, materiali moderni. Non c’è il minimalismo svizzero, né il rispetto dei canoni classici, ma una voglia costante di distinguersi. Per alcuni è una forzatura, per altri una ventata d’aria fresca.

Il Classic Fusion dedicato alla Champions League non fa eccezione: non rivoluziona la tecnica, ma centra in pieno l’obiettivo di essere un simbolo immediatamente leggibile. È un orologio che non parla al collezionista tradizionale, ma a chi vuole indossare al polso un frammento di cultura contemporanea, fatta di calcio, musica e contaminazioni globali.

Nel bene e nel male, Hublot continua a dividere. Questo nuovo Classic Fusion non conquisterà i puristi che chiedono un tourbillon in più o una finitura invisibile a occhio nudo. Ma conferma la capacità del marchio di intercettare lo spirito del presente meglio di molti concorrenti blasonati.
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