Hublot chiude i 20 anni del Big Bang con le Meca-10 Street Art: arte urbana, eccesso e identità
Per celebrare i vent’anni del Big Bang, Hublot non poteva che scegliere una chiusura rumorosa, polarizzante e profondamente coerente con il proprio DNA. Nessuna nostalgia discreta, nessuna edizione commemorativa sussurrata: il sipario cala a Miami, durante la Art Week, con quattro edizioni limitatissime che trasformano l’orologio in una vera installazione da polso. Nascono così i Big Bang Meca-10 Street Art, forse i segnatempo più visivamente estremi mai prodotti dalla Maison.

Il contesto non è secondario. Miami, Art Basel, neon, musica e celebrità: l’ambientazione è parte integrante del messaggio. Hublot non si limita a presentare un prodotto, ma costruisce un’esperienza. E in questo scenario, il Big Bang diventa ciò che è sempre stato fin dalla sua nascita nel 2005: un oggetto che divide, ma che non chiede mai il permesso.

Quattro “Soldier”, quattro interpretazioni del caos controllato
Le edizioni Street Art sono quattro, ciascuna declinata in una combinazione cromatica differente: Magic City, Vice, Big Water e Sunshine. Tutte condividono la stessa base tecnica: una cassa da 44 mm per 15,3 mm di spessore, ma ciò che colpisce è il materiale. Hublot utilizza un composite concrete, colato e poi dipinto a mano con vernici UV-reactive, creando superfici irregolari, schizzi cromatici e texture volutamente imperfette.
Il risultato è volutamente eccessivo, quasi provocatorio. Più che a un orologio tradizionale, queste edizioni ricordano una tela action painting: un’estetica che richiama Jackson Pollock, filtrata però attraverso l’immaginario street e notturno di Miami. Non esiste un esemplare identico all’altro, ed è parte del gioco.




Il Meca-10: la meccanica che lotta per farsi notare
Sotto questa esplosione visiva batte il calibro HUB1201 Meca-10, movimento di manifattura a carica manuale con 10 giorni di riserva di carica, architettura a cremagliera e ruota dentata per l’indicatore dell’autonomia e bilanciere posizionato lato quadrante. È uno dei movimenti più riconoscibili di Hublot, nonché uno dei più interessanti sul piano concettuale.
Eppure, qui emerge una delle contraddizioni tipiche del marchio: la meccanica è valida, solida, tecnicamente affascinante, ma rischia di essere messa in secondo piano. L’attenzione viene catturata prima dalla vernice fluorescente che dalla costruzione del movimento. Anche le finiture, volutamente industriali e opache, risultano coerenti con il progetto, ma lontane da quell’alta orologeria tradizionale che alcuni collezionisti continuano a cercare.

Street Art o marketing estremo?
È legittimo chiedersi se queste edizioni siano più un esercizio creativo o una dichiarazione di marketing. La risposta, probabilmente, è: entrambe le cose. Con soli 10 esemplari per ciascun colore e un prezzo di 57.500 dollari, non si tratta di prodotti pensati per il grande pubblico, ma per una nicchia ben precisa di collezionisti Hublot, fedeli e consapevoli.

In questo senso, l’operazione è riuscita. Hublot non cerca conversioni: parla a chi già ama il marchio, a chi considera il Big Bang un manifesto culturale prima ancora che un orologio. E in un club di Miami, sotto luci UV e musica ad alto volume, questi Street Art Meca-10 trovano probabilmente il loro habitat naturale.

Arrivati alla fine del 2025, Hublot si trova in una fase di transizione. L’arrivo del CEO Julian Tornare segna un momento di riflessione sul passato e di preparazione al futuro, con una nuova manifattura in arrivo nel 2026. Queste edizioni Street Art sembrano più una celebrazione del “vecchio” Hublot, audace, rumoroso, divisivo, che un’anticipazione del nuovo corso.
Ma forse è giusto così. Per chiudere vent’anni di Big Bang, serviva qualcosa che non passasse inosservato. E se l’obiettivo era lasciare il segno, Hublot ci è riuscita: nel bene e nel male, questi Meca-10 Street Art non si dimenticano facilmente.
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