Gli orologi della missione Artemis II: tra tradizione e tecnologia
Con il lancio della missione Artemis II, la NASA ha segnato un momento storico: il ritorno di un equipaggio umano in viaggio verso la Luna, per la prima volta dal 1972.

Un evento che non riguarda solo l’esplorazione spaziale, ma anche un oggetto spesso trascurato: l’orologio.
Il ruolo dell’orologio nello spazio
Da decenni, il riferimento ufficiale per le missioni NASA resta Omega Speedmaster, un modello che ha costruito la propria leggenda durante le missioni Apollo.

Ancora oggi, la distinzione è chiara:
- lo Speedmaster meccanico tradizionale è destinato alle attività extraveicolari
- mentre le versioni digitali e ibride trovano spazio all’interno delle capsule
Una divisione che riflette esigenze operative molto precise.
Il protagonista: Omega Speedmaster X-33 Gen 2
Per Artemis II, la scelta è ricaduta sullo Omega Speedmaster X-33 Gen 2, indossato da tutti e quattro gli astronauti.


Si tratta di un orologio profondamente diverso dal Moonwatch classico:
cassa in titanio, display ibrido analogico-digitale e funzioni progettate specificamente per l’ambiente spaziale.

Non è un oggetto “romantico”, ma uno strumento. Ed è proprio questo il punto: nello spazio, la funzionalità prevale su qualsiasi altra considerazione.
Un dettaglio interessante è che questa versione continua a essere prodotta da Omega esclusivamente per la NASA, al di fuori del normale circuito commerciale.
Oltre l’equipaggiamento ufficiale
Accanto agli strumenti ufficiali, emergono anche scelte personali.


Alcuni membri dell’equipaggio portano con sé modelli come il Breitling Navitimer, spesso in versione a 24 ore, o altri Speedmaster, inclusi Moonwatch e varianti moderne.





Qui il discorso cambia: non si tratta più di necessità operative, ma di preferenze individuali, affetto e, in alcuni casi, simbolismo.
Un esempio emblematico è la presenza di orologi appartenuti a familiari, che trasformano questi oggetti in veri e propri compagni di viaggio.
Tradizione contro evoluzione
La presenza dello Speedmaster X-33 segna un’evoluzione importante.

Se il Moonwatch rappresenta la storia, l’X-33 rappresenta il presente: un orologio progettato con criteri contemporanei, più vicino a uno strumento di bordo che a un segnatempo tradizionale.
Eppure, la continuità con il passato resta forte. Il nome Speedmaster, ancora oggi, è sinonimo di affidabilità nello spazio.

Artemis II non è solo una missione spaziale, ma anche un passaggio simbolico.
Gli orologi al polso degli astronauti raccontano questa transizione:
da un lato la tradizione meccanica che ha accompagnato l’uomo sulla Luna, dall’altro strumenti più moderni, progettati per rispondere a esigenze sempre più complesse.

In un certo senso, è lo stesso percorso che sta vivendo l’orologeria contemporanea:
tra eredità e innovazione, tra mito e funzione.
E nello spazio, più che altrove, questa dualità diventa estremamente concreta.
E in un mercato sempre più affollato, non è poco.
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