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Quando il tempo è da Oscar: gli orologi di Robert Redford

Un viaggio tra i quattro orologi più significativi di Robert Redford, dal leggendario Rolex Submariner al Seiko Pepsi Diver, per raccontare il suo stile sobrio, autentico e senza tempo, dentro e fuori dal grande schermo.
Settembre 24, 2025 – Lorenzo Sana
Redford ha sempre mostrato una predilezione per uno stile lineare e autentico anche nei segnatempo che indossa
Redford ha sempre mostrato una predilezione per uno stile lineare e autentico anche nei segnatempo che indossa

Il 16 settembre il cinema ha perso Robert Redford, attore, regista, produttore e autentica icona americana. Due Oscar, uno per la regia di Gente comune (1981) e uno alla carriera (2002), coronano un percorso che ha segnato intere generazioni di spettatori. Carismatico ma schivo, elegante ma mai sopra le righe, Redford ha sempre incarnato uno stile sobrio e naturale. Anche nelle sue scelte orologiere. Niente eccessi o ostentazioni: al polso portava segnatempo concreti, coerenti con la sua personalità. Quattro, in particolare, raccontano chi era davvero.

Il “Red Sub” – Rolex Submariner (Ref. 1680 “Single Red”)

Tra i suoi orologi più celebri c’è il Rolex Submariner ref. 1680, conosciuto come “Red Sub” per la scritta rossa sul quadrante. Un dettaglio piccolo ma fondamentale per i collezionisti.

È anche il primo Submariner a introdurre la data, segno di un’evoluzione funzionale oltre che estetica.

Redford lo indossava davvero, non solo come oggetto di scena. Lo si nota in diverse apparizioni pubbliche, ma anche in film come The Candidate (1972), Tutti gli uomini del presidente (1976) e The Electric Horseman (1979). In anni in cui i costumi fornivano spesso anche gli accessori, lui sceglieva di portare il suo orologio personale, conferendo un’autenticità rara ai personaggi che interpretava.

Il Submariner 1680 lo rappresentava alla perfezione: pratico ma raffinato, sportivo ma mai ostentato. Non a caso, rifiutò un Submariner in oro giallo con una frase rimasta celebre: “Non sono un tipo da oro”. Una dichiarazione di stile e di carattere.

Il Doxa SUB 300T “Sharkhunter” con cinturino Bund

In I tre giorni del Condor (1975), al polso di Redford appare un Doxa SUB 300T “Sharkhunter”, abbinato a un cinturino Bund, soluzione nata per usi militari e ambienti estremi.

Meno immediatamente riconoscibile del Rolex, il Doxa rifletteva però un lato intimo dell’attore: solidità, concretezza, zero fronzoli. È un diver che bada al sodo, ma con una forte identità estetica. Il cinturino Bund, con la sua presenza scenica quasi teatrale, amplifica quell’idea di resistenza e prontezza all’azione. Non un vezzo, ma una scelta funzionale che diventa simbolica.

Victorinox Swiss Army Alliance / Officers 1884

Con Spy Game (2001), Redford sceglie ancora una volta la discrezione. Nel ruolo dell’agente CIA Nathan Muir indossa un Victorinox Swiss Army, spesso identificato come modello Officers 1884.

Qui il valore non è nell’icona, ma nella coerenza narrativa. L’orologio non cerca di rubare la scena: accompagna il personaggio con la sua essenzialità, sobrio e pragmatico. È lo strumento perfetto per un uomo che lavora nell’ombra, per chi osserva e calcola senza mai esporsi troppo. Un segnatempo più “militare” che mondano, ma proprio per questo capace di raccontare molto di Redford stesso.

Seiko SKX009 “Pepsi Diver” con cinturino NATO

L’ultimo esempio arriva con All Is Lost (2013), film di sopravvivenza estrema in cui Redford affronta da solo la furia del mare. Qui l’orologio scelto è un Seiko SKX009, con la sua inconfondibile ghiera “Pepsi” rosso/blu e un cinturino NATO.

È l’orologio del popolo, robusto, affidabile, pronto a tutto. Perfetto per un uomo solo in mezzo all’oceano, simbolo di resistenza e funzionalità. Ogni onda, ogni tempesta, e lui è ancora lì: scandire il tempo diventa un atto di resilienza.

Dai quattro segnatempo di Redford emerge un ritratto chiaro: l’attenzione non era rivolta al prestigio del marchio, ma alla coerenza tra oggetto e uomo. Il Rolex Red Sub, il Doxa Sharkhunter, il Victorinox e il Seiko non sono “status symbol” quanto strumenti che raccontano la sua autenticità.

Robert Redford non ha mai cercato di apparire come volto di un brand. Non ha mai fatto il testimonial. Ha semplicemente indossato ciò che sentiva suo, dentro e fuori dal set. Ed è proprio questo a renderlo, ancora oggi, una lezione di stile senza tempo.

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