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Le lancette degli orologi: una storia di forme e simboli che scandiscono il tempo

Dettagli che contano: la sorprendente storia delle lancette.
Settembre 10, 2025 – Alessandro Toc
La lancetta non è soltanto un marcatore: è un mezzo comunicativo
La lancetta non è soltanto un marcatore: è un mezzo comunicativo

Quando parliamo di orologi, pensiamo subito a quadranti, casse, bracciali. Eppure c’è un elemento che ogni giorno scandisce il nostro tempo e che troppo spesso diamo per scontato: le lancette.
Due, tre, a volte quattro, sottili o robuste, rifinite o minimaliste: sono loro, di fatto, a tradurre il tempo in immagine, a decretare la leggibilità di un orologio, la sua funzione o la sua destinazione d’uso.

Potremmo dire che la lancetta non è solo un indicatore: è vero e proprio linguaggio.
Cambia la percezione dell’orologio, ne racconta lo spirito. Una “sfera” (così quelli bravi chiamano le lancette) “Mercedes” al posto di una matita trasforma un diver in un’icona; una sfera Dauphine al posto di una classica a bastone trasforma un semplice orologio in un dress watch elegante.

Esistono decine di tipologie, ciascuna con un nome, una storia e un senso. In questo nuovo approfondimento ho fatto qualche ricerca e ve ne voglio parlare più nel dettaglio.

Le lancette hanno forme che evocano immagini precise. I nomi derivano spesso dalla loro forma visiva, altre volte dal contesto in cui sono diventate celebri. Ecco le più celebri:

Dauphine: sono tra le più eleganti e iconiche del dopoguerra. Nascono negli anni ’40 e ’50, in pieno boom economico, quando l’orologeria da polso diventa lusso in materiale prezioso. Sono triangolari, affilate, con superfici sfaccettate che riflettono la luce in mille modi diversi. Il nome deriva dal termine francese che indicava il titolo del principe ereditario: un richiamo alla nobiltà e alla raffinatezza. Non a caso furono adottate da marchi come Patek Philippe, Vacheron Constantin e Longines, diventando la firma di orologi dress e complicati eleganti.

Bastone: Le lancette a bastone sono figlie del modernismo del XX secolo. Sottili, dritte, senza fronzoli, nascono per dare all’orologio un volto pulito, leggibile, quasi architettonico. Negli anni ’50 e ’60 diventano onnipresenti nei dress watch svizzeri, sposando un periodo che amava la linearità.

Matita: sono delle sfere a bastone ma più sportive, più robuste, appuntite, pensate per una leggibilità rapida. Nascono soprattutto per gli sportivi e i field del dopoguerra. Negli anni ’60 compaiono su molti orologi militari e diver entry-level, diventando una scelta universale per questa tipologia di orologi.

Foglia: vengono dal mondo degli orologi da tasca del XIX secolo. Sono armoniose, panciute, con curve eleganti che evocano la natura e l’arte decorativa ottocentesca. Perfette per quadranti smaltati, sono state simbolo di eleganza classica. Ancora oggi, chi sceglie un orologio con lancette a foglia sceglie di indossare un frammento di quell’eredità elegante ottocentesca.

Breguet: sono forse le più iconiche della tradizione classica. Abraham-Louis Breguet, il genio che ha ridefinito l’orologeria a cavallo tra ’700 e ’800, le creò per i suoi orologi da tasca, dando vita a un design che era leggibile ma anche poetico: una sottile linea culminante in un cerchietto traforato. Ancora oggi sono sinonimo di raffinatezza, usate non solo dalla maison Breguet, ma anche da marchi che vogliono richiamare il classicismo illuminista. Uno degli esempi più fulgidi di come lo stile si crei.

Mercedes: devono la loro fama a Rolex. Compaiono negli anni ’50 sui Submariner e sugli Explorer, con quell’inconfondibile cerchietto diviso in tre settori che ricorda il logo della casa automobilistica tedesca. La leggenda vuole che fosse un omaggio, ma in realtà la scelta era funzionale: aumentare la superficie di lume (di cui parleremo a breve) senza rendere fragile la lancetta. Un’icona del tool watch, rimasta invariata per decenni e che dalla sua nascita detta una precisa scelta di stile.

Snowflake: nascono negli anni ’60 come risposta a un’esigenza concreta. La Marina Francese chiese infatti orologi subacquei più leggibili sott’acqua. Tudor, che lavorava (come anche oggi) in una stretta collaborazione con la Marina, sviluppò allora queste lancette squadrate, ampie, riempite di lume. All’inizio divisero gli appassionati, ma col tempo sono diventate la firma del brand, al punto che oggi identificano immediatamente un orologio Tudor.

Freccione: nasce con uno scopo ben preciso, essere immediatamente visibile rispetto alle altre 3 classiche lancette dell’orologio, perché normalmente il freccione è la quarta e serve a indicare una informazione in più. Rolex, infatti, la usò nel GMT-Master II refeerenza 1655 del 1971, destinato agli esploratori, con lo scopo di indicare il secondo fuso orario in maniera chiara e immediata.

Siringa: sono una finezza estetica che nasce negli anni ’30-’40. Sono sottili, con bulbo centrale e punta ad ago, che ricordano strumenti di precisione medica o siringhe, per l’appunto. Ancora oggi vengono spesso usate in cronografi e orologi pilot, perché sottili ma riconoscibili e soprattutto precise nell’indicazione dell’informazione grazie alla punta sottile.

Cattedrale: si affermano tra gli anni ’20 e ’40, soprattutto negli orologi militari. Divise in segmenti che ricordano le vetrate gotiche, hanno grandi spazi per il lume (radio, all’epoca), essenziale per i soldati in trincea o i piloti notturni. Ancora oggi evocano quell’estetica bellica, romantica e drammatica allo stesso tempo. Poco diffuse, ma incredibilmente evocative.

Gladio: sono dritte, affilate, come spade romane (per l’appunto). Nate per la leggibilità immediata, si ritrovano su molti orologi da pilota e sui diver. La loro forza è la chiarezza: sono strumenti, non ornamenti. Nei decenni sono diventate simbolo di serietà e robustezza.

Lollipop: con disco tondo in punta. Usate come secondi nei diver, giocose e allo stesso tempo funzionali. Una lunga lancetta dei secondi culminante in un cerchio luminescente, come un lecca-lecca. Celebre quella dell’Omega Seamaster 300, studiata per essere visibile anche di notte o sott’acqua. Oggi sono rare, ma quando appaiono scatenano la fantasia dei collezionisti.

Ore e minuti: gemelli diversi

Tuttavia, le lancette non sono solo una banale questione estetica: come abbiamo detto, sono loro a indicare più o meno efficacemente il tempo, e proprio per questo motivo la lancetta delle ore e quella dei minuti devono essere diverse. Per un motivo semplice: leggibilità.

La lancetta delle ore è normalmente la più corta, spesso più tozza, punta verso gli indici interni del quadrante. È lei a dialogare con le dodici cifre o i dodici indici.

La lancetta dei minuti invece è più lunga e più sottile, deve arrivare fino alla scala della minuteria, posta più all’esterno. Per questo ha proporzioni diverse e spesso un design meno massiccio.

La lancetta dei secondi normalmente è sottilissima, lunga fino alla periferia del quadrante. È l’unica che deve quasi sfiorare il rehaut, perché la sua funzione è la precisione: ha 60 indici da indicare e ognuno di essi deve essere perfettamente leggibile.

La differenziazione è ancora più netta sugli orologi sportivi. Nei diver, ad esempio, la lancetta dei minuti diventa protagonista, perché è quella che lavora a stretto contatto con la lunetta girevole e quindi con il calcolo dei tempi di immersione, fondamentali per evitare incidenti sott’acqua. E allora non sorprende che molti modelli rendano la lancetta dei minuti molto più evidente rispetto a quella delle ore.

Il Doxa Sub, ad esempio (come anche l’Omega Ploprof per citare un illustre collega), ha la lancetta dei minuti arancione, grande e spessa, che domina il quadrante. È lei che deve essere letta sott’acqua, non quella delle ore. È un principio semplice ma vitale: sott’acqua non conta che ore sono, ma quanto tempo puoi restare.

Altro elemento fondamentale è il lume. Non tutte le lancette lo hanno, è molto raro nelle Dauphine ad sempio, ma negli orologi sportivi e militari è da sempre indispensabile, tanto che Panerai già negli anni ’30 scelse il radio per rendere leggibili i propri orologi Radiomir anche sott’acqua. Oggi, con l’avanzamento tecnologico, le paste luminescenti non solo sono sicure, ma possono anche assumere diversi colori, e questo aiuta ancora di più la differenziazione tra ore e minuti. Peccato, tuttavia, esserci arrivati solo oggi, quando i diver professionali non sono più i classici orologi ma computer da polso, con buona pace della leggibilità del quadrante.

Ma una buona lancetta non è solo forma, ma anche proporzione. Ogni lancetta deve “toccare” il giusto punto del quadrante. La lancetta delle ore arriva agli indici interni. La lancetta dei minuti raggiunge la minuteria. I secondi che sfiorano il bordo del quadrante. Quando queste proporzioni non sono rispettate, lo si percepisce subito: l’orologio sembra sbilanciato, sgraziato, ma soprattutto poco leggibile. E aggiungo che questo è uno degli errori e delle critiche più frequenti verso alcuni microbrand alle prime armi: lancette troppo corte o troppo lunghe rispetto al quadrante. Eppure le lancette, come abbiamo visto, sono il dettaglio più visibile di tutto l’orologio, sono quelle che fanno la differenza tra un diver e un dress, ma anche tra un’icona e un orologio qualunque. Sono strumenti, ma anche simboli di storia e, spesso (vedi Breguet), di blasone.

Un orologio con le lancette sbagliate è un orologio che non funziona, anche se tecnicamente segna l’ora. Perché oggi, dopo questo approfondimento, anche io ho preso un po’ più di consapevolezza del fatto che il tempo è, di fatto, un’immagine davanti ai nostri occhi.

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