Skip to main content

2026: l’anno degli anniversari che possono riscrivere l’orologeria

Con importanti anniversari alle porte il 2026 sarà un anno davvero interessante per l’orologeria. Le maison si preparano a esaltare il proprio heritage e celebrare modelli iconici.
Gennaio 21, 2026 – Marco De Luca

L’orologeria di lusso vive di tempo. Lo misura, lo custodisce, ma soprattutto lo racconta. E pochi strumenti narrativi sono potenti quanto un anniversario. Nel 2026 l’industria svizzera si prepara a un allineamento raro: ricorrenze tonde, modelli iconici, marchi che hanno scritto la storia. Se usati bene, questi anniversari non sono solo celebrazioni nostalgiche, ma occasioni concrete per creare orologi straordinari. Se usati male, rischiano di essere solo esercizi di stile.

Dopo un 2025 esplosivo, con i 270 anni di Vacheron Constantin, i 250 di Breguet, i 150 di Audemars Piguet e anniversari celebrati in modo spettacolare, il 2026 promette di alzare ulteriormente l’asticella. Vediamo cosa ci aspetta.

TUDOR – 100 anni (1926–2026): il centenario dell’identità

Nel 1926 Hans Wilsdorf fonda Tudor come alternativa più accessibile a Rolex. Per decenni è stata “la sorella minore”, poi qualcosa è cambiato. Movimenti di manifattura, collaborazioni tecniche, materiali moderni, una forte identità sportiva. Oggi Tudor non è più solo l’eco di Rolex.

Il centenario è un passaggio chiave. La speranza? Che Tudor osi davvero. Che presenti qualcosa di nuovo, non solo una reinterpretazione vintage ben fatta. Tecnologicamente il distacco da Rolex è avvenuto. Ora manca l’ultimo passo: un design che non viva più all’ombra del passato altrui. Se accadrà, il 2026 sarà ricordato come l’anno della maturità definitiva del marchio.

ROLEX – Il peso della storia

Rolex non è obbligata a celebrare. E infatti spesso non lo fa. Il mancato anniversario del GMT-Master l’anno scorso lo ha dimostrato chiaramente. Ma il 2026 porta con sé ricorrenze difficili da ignorare.

100 anni del Rolex Oyster (1926)

Il primo Rolex Oyster non è solo un orologio: è una rivoluzione industriale. Cassa impermeabile, corona e fondello avvitati, architettura che ancora oggi definisce lo standard Rolex. La scritta “Oyster” sul quadrante non è decorativa: è una dichiarazione di intenti.

Cent’anni meritano qualcosa di speciale. Il desiderio? Un ritorno al design storico, ispirato proprio dal primo Oyster con la cassa a cuscino, reinterpretato con la tecnologia attuale. Rolex nel passato aveva molti orologi di forma e le sue pubblicità d’epoca lo dimostrano. Sarebbe bello tornare a vedere qualcosa di diverso: guardare avanti senza rinnegare la propria audacia originaria.

70 anni del Day-Date (1956)

Il Rolex Day-Date è il classico per eccellenza. Solo metalli preziosi, bracciale President, giorno della settimana scritto per esteso. Un orologio che comunica potere e continuità.

Non tutti lo amano allo stesso modo, ma il suo status è indiscutibile. Per i 70 anni ci si aspetta un gesto simbolico, magari tecnico più che estetico. Rolex non ha bisogno di stupire, ma di rafforzare un’icona già scolpita nella memoria collettiva.

70 anni del Milgauss (1956)

Il più “strano” dei Rolex è anche uno dei più desiderati. Rolex Milgauss è l’orologio degli scienziati: antimagnetico, fuori dagli schemi, riconoscibile per dettagli unici come la lancetta a fulmine e il vetro verde.

Con le recenti innovazioni tecniche del marchio, come lo scappamento antimagnetico Dynapulse, un ritorno del Milgauss sarebbe una dichiarazione di forza. Se fosse anche certificato METAS, sarebbe un colpo diretto alla concorrenza. Più che un revival, una rinascita tecnica.

PATEK PHILIPPE – 50 anni di Nautilus (1976)

Quando nel 1976 Patek Philippe presenta il Nautilus, risponde direttamente al Royal Oak. Acciaio, bracciale integrato, lusso sportivo. Disegno di Gérald Genta, referenza 3700, mito istantaneo.

Cinquant’anni dopo, l’acciaio sembra meno centrale nella strategia Patek. Ed è qui che l’anniversario diventa interessante: un Nautilus in platino, come per i 40 anni, non sarebbe solo coerente cromaticamente, ma anche simbolicamente. Non per tutti, certo. Ma i grandi anniversari non sono fatti per accontentare tutti.

VACHERON CONSTANTIN – 30 anni di Overseas (1996)

Il Vacheron Constantin Overseas è l’erede spirituale del 222, ma ha costruito una propria identità forte e raffinata. Dopo le meraviglie viste per il 270° anniversario della maison, è lecito aspettarsi anche per questa ricorrenza un’edizione speciale di altissimo livello.

Vacheron non sbaglia quasi mai quando guarda al proprio archivio. E quando lo fa, il risultato è spesso memorabile.

TAG HEUER – 50 anni del Monza (1976)

Il TAG Heuer Monza è uno degli orologi più sottovalutati della maison. Cassa a cuscino, legame profondo con il motorsport, personalità forte. Dopo versioni nere e in carbonio forgiato, il sogno è semplice: un ritorno al metallo.

Perché certe forme funzionano meglio quando possono riflettere la luce. E perché il passato, se reinterpretato con intelligenza, sa essere incredibilmente moderno, soprattutto in un modello con questo fascino.

Il tempo delle scelte

Il 2026 non sarà solo un anno di celebrazioni. Sarà un banco di prova. Gli anniversari possono essere scorciatoie nostalgiche o slanci creativi. Possono produrre edizioni dimenticabili o orologi destinati a diventare nuovi classici.

L’orologeria, dopotutto, non vive solo di complicazioni e materiali. Vive di memoria, coraggio e visione. E il 2026 ci dirà chi, tra i grandi nomi, ha ancora qualcosa di vero da raccontare.

Share this post

Lascia un commento

Share to...