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Roger Dubuis e i Cavalieri della Tavola Rotonda: la nuova sfida si chiama “The Enchanter Merlin”

Roger Dubuis svela l’Excalibur Knights of the Round Table – The Enchanter Merlin: 28 pezzi unici tra leggende arturiane, oro rosa e miniature mozzafiato.
Settembre 24, 2025 – Matteo Serpellini
Dal 2013 Roger Dubuis dà vita a una delle collezioni più visionarie e spettacolari dell’orologeria moderna: la Knights of the Round Table.
Dal 2013 Roger Dubuis dà vita a una delle collezioni più visionarie e spettacolari dell’orologeria moderna: la Knights of the Round Table.

Dal 2013 Roger Dubuis porta avanti una delle collezioni più eccentriche e spettacolari dell’orologeria contemporanea: la serie Knights of the Round Table. Ogni nuovo capitolo è un esercizio estremo di artigianato, design e immaginazione, capace di trasformare il mito arturiano in materia orologiera. Quest’anno, il marchio ginevrino torna con il dodicesimo episodio: Excalibur Knights of the Round Table, The Enchanter Merlin, un’edizione limitata a 28 esemplari che rende omaggio al mago Merlino e al suo leggendario palazzo di cristallo costruito per proteggere la Dama del Lago.

Osservare questo segnatempo significa immergersi in una scena sospesa tra fiaba e meccanica. Dodici cavalieri alti appena 6 millimetri, scolpiti e incisi singolarmente in oro rosa, brandiscono spade, asce e mazze. Ogni figura richiede giorni di lavoro a mano e viene patinata con leggere ossidazioni per accentuarne i contrasti. Non si tratta di miniature statiche: sembrano colti nel pieno di un’azione, pronti a difendere il cuore del quadrante.

Al centro, infatti, sorge l’interpretazione del “Crystal Palace” di Merlino: una costruzione composta da 56 colonne esagonali di altezze differenti, che alternano vetro di Murano, smalto bianco lucido e opaco, oro rosa, oro rodiato e perfino colonne coronate da diamanti taglio esagonale montati con una tecnica “invisibile”. Il risultato è un paesaggio architettonico che gioca con la luce e simula un castello riflettente emerso da un lago. Alla base, cristalli di rutenio scintillanti evocano le acque profonde della leggenda.

Per ospitare un tale spettacolo, Roger Dubuis ricorre ancora una volta alla cassa Excalibur da 45 mm in oro rosa. Con i suoi 16,8 mm di spessore, il profilo imponente, le tre anse arcuate e il proteggi-corona a forma di guardia di spada, l’orologio non conosce mezze misure: o lo si ama, o lo si trova semplicemente troppo. Un anello in zaffiro sotto la lunetta permette di ammirare i cavalieri anche lateralmente, un dettaglio che testimonia la volontà della maison di esibire – e non celare – il lavoro artigianale.

Sul fondello, oltre alle incisioni con citazioni arturiane, un vetro zaffiro lascia intravedere il calibro automatico RD821, certificato Poinçon de Genève. Un movimento solido, rifinito con 14 tipi di lavorazioni manuali e dotato di un rotore scheletrato ispirato alle vetrate medievali, capace di fornire 48 ore di riserva di carica.

Parliamoci chiaro: l’Excalibur Knights of the Round Table non è un orologio da polso nel senso tradizionale. È una scultura indossabile, un’opera teatrale che racconta storie antiche attraverso oro, smalti e gemme. Per alcuni collezionisti, sarà un sogno; per altri, un esercizio di eccesso difficilmente giustificabile. Personalmente, apprezzo la coerenza di Roger Dubuis nel portare all’estremo la propria visione: se il brand si è sempre distinto per audacia e teatralità, qui ha trovato la sua massima espressione.

Il prezzo? 336.000 franchi svizzeri (tasse escluse). Una cifra che non stupisce, se pensiamo alle centinaia di ore necessarie tra incisione, smaltatura, incastonatura e assemblaggio. Resta però una creazione per pochissimi, più vicina all’arte orafa che all’orologeria in senso stretto.

In un panorama dominato da codici classici e continuità storiche, Roger Dubuis continua a interpretare il ruolo dell’outsider. La serie Knights of the Round Table divide gli appassionati: c’è chi la considera un capolavoro di creatività e chi la liquida come kitsch travestito da orologeria. La verità, forse, sta nel mezzo: queste creazioni non inseguono il consenso universale, ma la meraviglia. E in questo, bisogna riconoscerlo, riescono sempre.

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