Jaquet Droz e il nuovo Catrina Skull: quando il “Dia de los Muertos” diventa alta orologeria
La “Catrina” non nasce in Svizzera, ma nell’immaginario popolare messicano. È l’incarnazione femminile della morte nel Día de los Muertos, una figura nata a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Se le prime raffigurazioni di calavera femminili risalgono al 1889, bisognerà attendere gli anni ’30 per veder comparire il nome ufficiale di Catrina. Da allora questa dama scheletrica, ironica e seducente, ha attraversato decenni e continenti, fino ad arrivare ai laboratori di Jaquet Droz a La Chaux-de-Fonds.


Con questa creazione unica, la maison svizzera conferma la propria inclinazione all’arte decorativa e alla libertà creativa. Invece di inseguire l’iconografia maschile e aggressiva del teschio, tanto diffusa nell’orologeria, Jaquet Droz opta per un’interpretazione neo-romantica, femminile e floreale. La “Catrina” qui non incute timore: sorride, avvolta da una corona di fiori, come simbolo di vitalità e rinascita. Una lettura che rompe i canoni, e che sicuramente non lascerà indifferenti.


La cassa da 39 mm in oro rosso racchiude un quadrante che è un vero tripudio di lavorazioni artistiche. La testa di Catrina è realizzata in micro-pittura, con una ricchezza cromatica che spazia dai contrasti del bianco alle sfumature di rosa, viola e verde. Accanto, la parte floreale è frutto di un émail grand feu lavorato su una base d’oro di 1,1 mm, con foglie incise a mano e cotte più volte in forno per ottenere profondità e luminosità.
I paillons d’or, minuscole decorazioni incastonate sotto strati trasparenti di vernice, aggiungono un tocco scintillante che rievoca una tradizione di oltre tre secoli per Jaquet Droz. Ogni dettaglio sembra voler bilanciare la leggerezza dell’arte pittorica con la precisione meccanica della complicazione visibile a ore 12.



Il cuore tecnico dell’orologio è un tourbillon volante con 8 giorni di riserva di carica. L’assenza del ponte superiore regala una vista spettacolare sull’organo regolatore, un contrasto quasi teatrale con il sorriso beffardo di Catrina, che pare deridere la pretesa stessa di misurare il tempo con rigore. È un dualismo affascinante: da un lato la morte, eterna e immobile, dall’altro la più raffinata delle complicazioni svizzere, impegnata a combattere le imperfezioni della gravità.





Sul fondello, Jaquet Droz non rinuncia a un ultimo dettaglio intimo e ironico. La massa oscillante, in madreperla, è decorata con due stelle in oro e un ricco fogliame policromo, un motivo visibile solo al proprietario. Un gesto quasi privato, pensato per ricordare che il lusso vero non è ostentazione, ma dialogo personale con chi indossa l’orologio.





La Catrina di Jaquet Droz è un pezzo unico, destinato a un solo collezionista. Non è un orologio “per tutti”: troppo eccentrico per gli amanti della sobrietà, ma al tempo stesso un manifesto di ciò che questa maison rappresenta da secoli. Una sintesi di arte, poesia e tecnica, capace di trasformare il mito messicano in un simbolo universale.

Un’operazione coraggiosa, che conferma come Jaquet Droz non insegua mode, ma preferisca raccontare storie. E in questo caso, la storia è quella di una dama che danza con la morte, senza mai smettere di sorridere.
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