Il ritorno del RockWatch: Tissot ripropone un’icona di pietra
Quando il Tissot RockWatch fece la sua comparsa a metà degli anni Ottanta, era qualcosa di mai visto prima: una cassa e un quadrante scolpiti in vera pietra delle Alpi, con lancette dai colori accesi, rosso e giallo, che spiccavano con decisione, regalando all’orologio un’anima vivace e immediatamente riconoscibile. In un’epoca in cui l’orologeria svizzera era sotto pressione per la crisi del quarzo, Tissot rispose con un oggetto visionario, più vicino al design radicale che all’orologeria classica.


Oggi, quasi quarant’anni dopo, il RockWatch ritorna. Non come semplice riedizione nostalgica, ma come una reinterpretazione che cerca di bilanciare fedeltà storica e sensibilità contemporanea. Il nuovo modello si presenta con una cassa più grande, 38 millimetri, scolpita ancora una volta da blocchi autentici di granito svizzero, in particolare dalle rocce della regione della Jungfrau. Ogni pezzo è unico nelle venature, come se la natura avesse firmato l’orologio prima ancora che uscisse dalle mani degli artigiani Tissot.

Il vetro, che negli anni Ottanta era in semplice minerale, oggi è in zaffiro con trattamento antiriflesso: una scelta che lo rende più resistente e più leggibile, soprattutto sotto il sole diretto, là dove l’originale spesso cedeva ai graffi e ai riflessi. Anche le lancette cambiano carattere: via il contrasto acceso del rosso e del giallo, dentro tonalità nichelate, eleganti e sobrie. Una scelta che divide: da un lato restituisce un’immagine più raffinata, meno “giocosa”; dall’altro però spegne un po’ di quella carica pop che aveva reso unico il primo RockWatch.


È chiaro che Tissot abbia voluto posizionare questa riedizione su un livello più maturo, più collezionistico che giovanile. Non a caso parliamo di un’edizione limitata a 999 esemplari, ciascuno numerato, proposta a un prezzo che supera i mille euro. È un segnale preciso: il RockWatch non è più la provocazione democratica degli anni Ottanta, ma un oggetto di design da intenditori, da chi apprezza la rarità della pietra naturale e la particolarità della sua lavorazione.

Eppure, indossandolo, si ritrova quella stessa sensazione di unicità che aveva conquistato i primi appassionati. La pietra non è mai perfettamente regolare: è fredda al tatto, diversa dal metallo, e porta con sé un senso di naturale imperfezione che contrasta con la precisione del movimento al quarzo al suo interno. È proprio in questo equilibrio tra natura e tecnologia che sta il fascino del RockWatch, allora come oggi.

Certo, non è un orologio per tutti. Le dimensioni di 38 millimetri lo rendono più attuale, ma meno versatile per chi ama le proporzioni contenute dei modelli vintage. E il prezzo, considerando che rimane un solotempo al quarzo, farà storcere il naso a chi guarda soprattutto al rapporto tecnico tra costo e prestazioni. Ma ridurre il RockWatch a una somma di specifiche sarebbe un errore. È un orologio-manifesto, un oggetto che ha fatto epoca e che oggi torna come testimonianza di coraggio creativo in un settore dove spesso si gioca troppo sul sicuro.

Il Tissot RockWatch non possiede la spavalderia cromatica del suo antenato, ma guadagna in raffinatezza e in qualità costruttiva. È meno punk e più sofisticato, forse, ma resta fedele alla sua missione originaria: dimostrare che persino il granito, con le sue venature millenarie, può diventare un segnatempo capace di raccontare il tempo a modo suo.
Per ulteriori informazioni sul RockWatch visita il sito ufficiale Tissot.
Qui il nostro video Youtube dedicato: Buona Visione!
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