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Hommage La Placide: il ritorno classico di Roger Dubuis

Un calendario perpetuo biretrogrado che celebra 30 anni di storia della Maison, tra eleganza discreta e tecnica d’eccellenza.
Novembre 14, 2025 – Matteo Serpellini

Ritorno alle origini

L’Hommage La Placide segna un momento di pausa nella corsa frenetica dell’orologeria contemporanea. Roger Dubuis, marchio celebre per gli scheletrati spettacolari e i tourbillon teatrali, decide di tornare alle radici. Niente effetti scenografici né eccessi stilistici. Solo equilibrio, proporzioni precise e rispetto rigoroso per la meccanica tradizionale. È un tributo al fondatore e a un’idea di orologeria guidata dalla misura e dalla sobrietà.
La maison compie trent’anni e, per celebrare l’anniversario, si confronta con le proprie origini. Il risultato è un segnatempo sobrio, equilibrato e costruito nel pieno rispetto della tradizione meccanica del fondatore.

Un nome, un carattere

Il nome Hommage La Placide affonda le radici nel passato personale di Roger Dubuis. “Placide” era il suo soprannome d’infanzia, simbolo di quella tranquillità con cui affrontava anche i meccanismi più capricciosi. È difficile immaginare che l’uomo dietro le creazioni più audaci della manifattura avesse un’indole tanto serena, ma è proprio questa dualità a rendere l’orologio interessante.
La cassa in oro rosa da 38 millimetri, alta appena 11, riprende le proporzioni dei primi modelli Hommage degli anni Novanta. Lucidata con fianchi spazzolati e anse smussate, evoca l’epoca in cui Dubuis e Carlos Dias si chiudevano in laboratorio a inseguire la perfezione a colpi di lima. Qui non c’è nulla di superfluo: solo la misura di chi sa quanto conti il silenzio fra due ticchettii.

Complicazione biretrograda e fasi lunari

Cuore dell’Hommage La Placide è il calendario perpetuo biretrogrado, complicazione brevettata nel 1989 da Roger Dubuis insieme a Jean-Marc Wiederrecht. All’epoca fu una rivoluzione: una doppia lancetta che percorre due archi speculari per indicare giorno e data, e che, giunta al termine, scatta all’indietro con un gesto tanto elegante quanto tecnico.
Nel nuovo modello, la visualizzazione trova casa su un quadrante blu Leman, con segmenti in madreperla e disco lunare in avventurina. La luna, in oro giallo, sembra fluttuare sul fondo blu notte. È un dettaglio che racconta più di mille schede tecniche.

Eppure, dietro la poesia del quadrante si cela un rigore quasi ossessivo. La base meccanica è il calibro RD1472, evoluzione diretta del RD14 del 2004 e del modulo RD72 del 1999. Due movimenti storici, restaurati, ricombinati e rifiniti secondo i più severi criteri del Punzone di Ginevra (o Poinçon de Genève).

La meccanica del tempo

L’Hommage La Placide non è solo un ritorno estetico: è un restauro funzionale. I movimenti RD14 sono stati riportati in vita con diagnostica completa, comprese le spirali originali del bilanciere, conservate per vent’anni e simbolo del riconoscimento della manifattura come casa indipendente nei primi anni Duemila.
Quando i componenti mancavano, gli orologiai hanno riprodotto ponti, ruote e pignoni secondo le specifiche originarie, garantendo la piena coerenza con il calibro originale. Quest’ultima versione restaurata è ora più fluida, precisa e silenziosa.
Il nuovo rotore in oro rosa da 22 carati carica il movimento con grazia. Con 307 componenti, 33 rubini e 48 ore di riserva di carica, ogni dettaglio, dal collo di cigno alla lucidatura a specchio, è rifinito a mano. Probabilmente, Roger Dubuis non avrebbe potuto immaginare un tributo più fedele alla sua idea di orologeria.

Estetica e sostanza

Da vicino, l’Hommage La Placide rivela la sua architettura su cinque livelli: rehaut rodiato spazzolato, platina laccata blu, segmenti retrogradi in madreperla, contatori per mesi e anni bisestili e, più in basso, la fase lunare in avventurina. Ogni superficie cattura la luce in modo diverso, componendo una scena che cambia con il minimo movimento del polso.
Le lancette, in oro rosa, alternano finiture satinate e lucide; le retrograde, sottili e nervose, scattano con una rapidità che tradisce il lavoro di molla e leva nascosto sotto il quadrante.
Un dialogo continuo: tra luce e ombra, tra tradizione e innovazione, tra ciò che il tempo mostra e ciò che nasconde.

Il blu Leman

Non poteva mancare un tocco poetico, e il blu Leman ne è la prova. La tonalità profonda del quadrante non è casuale: è un tributo alle acque del lago di Ginevra che ha accompagnato l’intera carriera di Roger Dubuis. Ogni riflesso richiama quella calma che il fondatore esprimeva anche nei momenti di tensione creativa.
Sul fondello, inciso, si legge la frase che riassume la filosofia del progetto: “Questo è un orologio moderno, ispirato al passato ma non limitato a esso, proiettato in un futuro che ci appartiene.”
In un settore che spesso confonde innovazione con rumorosità, questa dichiarazione suona quasi sovversiva.

Tra restauro e rinascita

Ogni Hommage La Placide è un piccolo laboratorio di storia viva. Gli orologiai hanno letteralmente rianimato trenta calibri RD14 originali, unendo componenti antichi e nuovi sotto lo stesso sigillo del Punzone di Ginevra. È un processo paragonabile al restauro di un motore Ferrari d’epoca: la stessa ossessione per la tolleranza perfetta, ma applicata a un treno d’ingranaggi di pochi millimetri.
Sedici decorazioni a mano, dalle Côtes de Genève ai bordi smussati lucidi, completano l’opera. Per i possessori dei modelli Hommage originali, la maison ha previsto un servizio di manutenzione gratuito: un gesto che va oltre la celebrazione, un modo per includere i collezionisti nella storia che continua.

Un’edizione per pochi (e per intenditori)

Limitato a 28 esemplari, l’Hommage La Placide è la dimostrazione che la tradizione può convivere con la precisione contemporanea. Il prezzo, 115.000 euro tasse escluse, non è un capriccio ma la misura di un progetto che richiede tempo, pazienza e una certa dose di follia metodica. Ogni orologio è completato da un cinturino in pelle di vitello blu con fibbia pieghevole tripla in oro rosa 18 carati, progettato per garantire comfort e sicurezza al polso.
Chi lo indossa non cerca l’effetto vetrina: preferisce la sensazione di un rotore che gira silenzioso o di una lancetta che scatta esatta, come una nota suonata al momento giusto.
E in fondo, per un marchio che ha fatto dell’eccesso un’arte, la vera trasgressione era proprio questa: tornare alla sobrietà.

Per ulteriori dettagli: rogerdubuis.com

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